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Nell'Anno
del Signore 1498, la Contea di Santa Fiora era governata dal Conte
Guido Sforza, signore credente e religioso.
Abbile
appassionato cacciatore, frequentando i boschi adiacenti il suo
castello, aveva scorto un romitorio di francescani situato vicino
al Monte Calvo e poiché egli era assai devoto a San Francesco,
aveva deciso di ampliare tale costruzione e di farla diventare un
convento, dove, oltre a ritrovarsi in meditazione, egli poteva
avere un punto di ristoro durante le sue battute di caccia.
Nei
mesi estivi, per sconfiggere il caldo, soleva lasciare il Palazzo
Sforza-Cesarini per scendere in Peschiera.
In
quel periodo, il fiume Fiora era molto ricco di acque e si
allargava fino al laghetto della dimora del conte, da qui tramite
alcuni fossi era facile raggiungere il Convento della
S.S.Trinità.
Tale
residenza era difesa da un fossato dove dimoravano terribili
coccodrilli (o alligatori?) che la gente del tempo usava chiamare
"serpenti"
Per
cause misteriose, uno di questi, abbandonato il fossato, risalì
il fosso all'altezza della macchia del Vicchio stabilendosi nei
pressi del Convento Francescano.
Lui,
si cibava di animali selvatici ma anche di pecore e capre e non
disdegnava qualche frate un pò in carne.
Informato
del verificarsi di tali eventi, il Conte Sforza decise di
affrontare la terribile fiera ed impugnato uno scudo a specchio,
la spada e sellato il suo miglior cavallo si addentrò nel bosco
fino a che scorse l'animale.
Avanzando
con lo scudo, il serpente vide la sua immagine riflessa e credendo
vi fosse un suo simile avanzo verso il Conte, il quale, abile e
scaltro, implorando Dio, trafisse a morte con la propria spada
l'animale.
Da
allora in poi, i contadini ed i frati gli furono riconoscenti e
quel fosso, prese il nome di "Fosso Serpentaio".
La
parte superiore della casa del serpente è conservata a tutt'oggi
nel convento della S.S.Trinità di Selva in una teca di vetro
vicina alla sacrestia; nel 1508, anno della sua morte, il Conte
Guido Sforza si fece seppellire nella cappella di famiglia
all'interno del Convento.
A
tale leggenda, è legato anche un vecchio detto tramandato nei
secoli che, quando i contadini andavano a dissetarsi alle fonti e
nei fossi per "purificare" l'acqua dicevano:
"Nell'acqua
corrente ci beve il serpente, ci beve il buon Dio, ci posso bere
anch'io".
Diego
Gonnelli
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